Milano e lo squilibrio 

Milano e lo squilibrio 

Milano e lo squilibrio 

Il discorso pubblico a Milano è confuso. Fino a poco tempo fa, la città era in pieno trionfo: polo di attrazione per aziende di successo, vetrina di grattacieli scintillanti, fucina di giovani laureati in tempi record. Oggi ci si confronta con uno scenario completamente diverso: la stessa città viene descritta come sull’orlo del disastro, con immagini estreme di povertà e abbandono, fino a evocare scene da Germania dell’iperinflazione, con persone ridotte alla fame lungo le strade. 

È evidente come la realtà della città sia certamente più complessa di così e di come questa non possa essere ridotta a un trionfo o a un totale fallimento. Vi sono però dei dati che possono spiegare come le narrazioni iniziali contrapposte - Milano culla del “trionfo economico” e Milano “il disastro” - possano coesistere. 

Una ricerca condotta dal think tank Tortuga in collaborazione con l’associazione Adesso! ha identificato in 1.175 euro netti mensili la soglia di povertà assoluta per un lavoratore single di età compresa tra 18 e 29 anni residente in città. Questo importo - che equivale a un salario lordo orario di circa 8,30 euro - risulta superiore a quanto percepito da una fetta significativa della forza lavoro. 

L’analisi dei redditi dichiarati conferma la fragilità economica di ampie fasce della popolazione. Secondo i dati più recenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, relativi all’anno d’imposta 2023, circa un contribuente milanese su quattro (il 24,7%) dichiara un reddito annuo lordo inferiore a 15.000 euro. Mentre la platea di chi non supera i 26.000 euro si allarga fino a includere quasi la metà dei cittadini (45,3%). 

Una ricerca della CGIL dell’estate 2024 ha evidenziato come metà degli intervistati riesca a risparmiare meno del 5% del proprio stipendio. Dato ancora più allarmante, tra il 2020 e il 2024 la quota di chi metteva da parte almeno il 20% del reddito si è dimezzata.

In questo contesto in cui potere d’acquisto e capacità di risparmio dei più diminuiscono, politiche fiscali scellerate hanno attirato a Milano una classe estremamente ricca e improduttiva che ha drogato il mercato interno (soprattutto quello immobiliare), danneggiando ulteriormente gli interessi dei ceti intermedi e bassi. 

Milano è quindi la città dello squilibrio, quello tra il lusso da un lato e una vasta porzione di cittadini con risorse insufficienti per sostenere l’elevato costo della vita dall’altro.

La politica non può rassegnarsi ad assecondare questa tendenza e ad immaginare un futuro in cui per Milano è previsto il ruolo di palcoscenico per firme di affari di miliardari globali, mentre la maggioranza dei milanesi non può accedere ad opportunità ma è anzi destinata a sopravvivere. 

Il problema ignorato

Per anni, la questione del costo della vita a Milano è stata affrontata in modo superficiale, alimentando un dibattito fine a sé stesso, vago e privo di soluzioni sistemiche. Di conseguenza, il problema non è mai diventato una vera priorità nell’agenda pubblica cittadina.

In questo modo, la politica locale ha abdicato alla sua funzione primaria di mediare tra le diverse istanze sociali. Ha fatto una scelta ideologica precisa: evitare di mettere in discussione gli interessi consolidati. Si è coltivata la velleità di poter risolvere le tensioni sociali senza disturbare il mercato, senza scontentare alcun potere economico e, in definitiva, senza prendere decisioni. 

La politica milanese degli ultimi anni è andata anche oltre, adottando una narrazione giustificatrice che raccontava Milano come parte di un circuito ristretto di grandi città del mondo in espansione, come New York, Berlino, Parigi e Londra. 

Ma anche prendendo per vera la storia di “Milano vicino all’Europa” che diventa provincia di New York City, l’inazione della politica appare del tutto ingiustificata.

Pur proiettandosi in quei luoghi la politica ha infatti ignorato le trasformazioni sociali e i movimenti politici sorti in quelle megalopoli in risposta ai problemi del costo della vita. 

Ad esempio, a Berlino dove tra il 2015 e il 2020 il tema del caro-vita è stato al centro del dibattito pubblico, con proposte anche radicali: dalla nazionalizzazione delle case sfitte all’esproprio degli appartamenti posseduti dalle grandi società immobiliari. Nel 2021 queste idee hanno portato a un referendum cittadino che ha visto la maggioranza dei berlinesi votare a favore dell’esproprio di oltre 243 mila alloggi.

Per far crollare questa granitica narrazione di Milano che ha sorretto una politica del non expedit applicata al problema del costo del vivere c’è voluta una pandemia globale. La sera del 7 marzo 2020, quando la città venne travolta dalla notizia di un imminente lockdown, le immagini delle stazioni milanesi prese d’assalto divennero simboliche. Non è stata tanto una questione di numeri, ma l’immagine della fuga simbolicamente ridimensionava l’idea di una Milano come calamita di talenti, meta ambita in cui venire a vivere, a luogo da cui fuggire. 

L’episodio ha segnato uno squarcio nel dibattito pubblico che nel tempo ha portato la politica a discutere alcuni aspetti e alcuni fenomeni partendo dal piano della realtà: il peso immobiliare delle famiglie, la fragilità finanziaria, le diseguaglianze, il sistema degli affitti e altri problemi prima inediti.  

Mangiare a Milano

Nell’affrontare il grave problema del costo della vita è necessario partire con pragmatismo, individuando quali sono le necessità primarie del vivere del cittadino, individuando quali sono gli ostacoli economici e sociali che ne impediscono o rendono difficoltoso l’accesso e cercando di individuare soluzioni e strumenti che il Comune può mobilitare. 

Prima di ogni altra cosa, le persone hanno necessità di mangiare. L’elevato numero di persone che ogni giorno si presentano nei punti della città dove sono organizzate mense solidali o centri di distribuzione gratuita del cibo, sono uno dei segnali più evidenti di un impoverimento sempre più diffuso e generalizzato della città. 

Mangiare a Milano è diventato sempre più costoso e complicato per moltissime persone, non soltanto per chi vive sotto la soglia della povertà assoluta. I prezzi del cibo sono elevati e il fatto che i ristoranti appaiano sempre pieni non attenua il problema: a gennaio 2025 l’aumento dei prezzi degli alimentari rispetto al 2015 è arrivato a toccare quasi una maggiorazione del 27 per cento.

Per i milanesi l’alimentazione rappresenta una spesa fondamentale, pari in media a 441 euro al mese per le famiglie e il sito Numbeo (che stima i costi vivi in base ai prezzi correnti) suggerisce che servirebbero almeno 382 euro al mese per coprire una dieta base di una singola persona. A Rho - 17 km dal centro di Milano - il prezzo scende di quasi 100 euro netti.

Bisogna considerare che anche i pasti fuori casa pesano in modo significativo sul bilancio delle persone. Un lavoratore milanese pranza abitualmente fuori durante la settimana, spesso approfittando delle offerte dedicate alla pausa pranzo. Secondo un’indagine BVA Doxa/Pluxee, circa l’80% dei dipendenti consuma il pasto in un locale (bar, tavola calda o ristorante), mentre il 20% opta per cibi da asporto da consumare in ufficio o altrove. Alcuni dati indicano che il costo medio in Italia di una pausa pranzo fuori è di 11 euro, possiamo immaginare che a Milano il valore medio sia leggermente superiore rispetto al resto del Paese e che vari notevolmente da zona a zona. 

Nell’affrontare il grave problema del costo della vita è necessario partire con pragmatismo, individuando quali sono le necessità primarie del vivere del cittadino, individuando quali sono gli ostacoli economici e sociali che ne impediscono o rendono difficoltoso l’accesso e cercando di individuare soluzioni e strumenti che il Comune può mobilitare. 

Prima di ogni altra cosa, le persone hanno necessità di mangiare. L’elevato numero di persone che ogni giorno si presentano nei punti della città dove sono organizzate mense solidali o centri di distribuzione gratuita del cibo, sono uno dei segnali più evidenti di un impoverimento sempre più diffuso e generalizzato della città. 

Mangiare a Milano è diventato sempre più costoso e complicato per moltissime persone, non soltanto per chi vive sotto la soglia della povertà assoluta. I prezzi del cibo sono elevati e il fatto che i ristoranti appaiano sempre pieni non attenua il problema: a gennaio 2025 l’aumento dei prezzi degli alimentari rispetto al 2015 è arrivato a toccare quasi una maggiorazione del 27 per cento.

Per i milanesi l’alimentazione rappresenta una spesa fondamentale, pari in media a 441 euro al mese per le famiglie e il sito Numbeo (che stima i costi vivi in base ai prezzi correnti) suggerisce che servirebbero almeno 382 euro al mese per coprire una dieta base di una singola persona. A Rho - 17 km dal centro di Milano - il prezzo scende di quasi 100 euro netti.

Bisogna considerare che anche i pasti fuori casa pesano in modo significativo sul bilancio delle persone. Un lavoratore milanese pranza abitualmente fuori durante la settimana, spesso approfittando delle offerte dedicate alla pausa pranzo. Secondo un’indagine BVA Doxa/Pluxee, circa l’80% dei dipendenti consuma il pasto in un locale (bar, tavola calda o ristorante), mentre il 20% opta per cibi da asporto da consumare in ufficio o altrove. Alcuni dati indicano che il costo medio in Italia di una pausa pranzo fuori è di 11 euro, possiamo immaginare che a Milano il valore medio sia leggermente superiore rispetto al resto del Paese e che vari notevolmente da zona a zona. 

Il problema già in passato era stato affrontato ad esempio con la creazione dei Mercati Comunali coperti che abbassando i costi di gestione per i distributori alimentari, concentrandoli in unico punto, favoriva una riduzione dei prezzi. Bisogna quindi rompere un tabù di questi ultimi decenni; vanno immaginate soluzioni che non considerino l’intervento diretto del Comune in questo settore e in questo mercato come un tabù. Perché anche qui, interessi pubblici e privati possono convivere e agire in sinergia verso finalità diverse ma non discordanti.  

Bisogna intervenire non con un progetto volto a realizzare mense solidali e sostituirsi all’incredibile lavoro che viene svolto ogni giorno dalle numerose e formidabili realtà mutualistiche presenti in Città, ma ad esempio con un’Impresa che possa agire direttamente nel mercato della somministrazione alimentare. 

Questa società esiste già. Milano Ristorazioni S.P.A. è
una società del Comune di Milano che fornisce il servizio di ristorazione a 416 refettori, gestisce 24 Centri Cucina, ha 277 strutture con servizi di pulizia, fornisce cibo a 184 nidi d’infanzia pubblici, 5 nidi d’infanzia, 61 scuole private, 5 case vacanza, 3 RSA, 16 Centri Diurni per Disabili, 9 punti di prenotazione pasti a domicilio per utenti e 1 centro di accoglienza notturna. Ogni giorno serve circa 83 mila pasti, e in tutto il 2024 ne ha serviti circa 15 milioni. 

Quindi si tratta di una società che svolge un ruolo fondamentale, con un migliaio di addetti, con delle considerevoli capacità ed esperienze operative; rappresenta, inoltre, la più grande società operante in Città nel settore. Immaginare che essa possa svolgere un ruolo più attivo e diretto nel mercato non è un’idea peregrina.

Abitare a Milano

Il costo dell’abitare è forse l’aspetto più evidente – e più noto – dei livelli parossistici del vivere a Milano. Negli ultimi quindici anni la città ha visto un forte aumento sia dei prezzi delle case sia dei canoni di affitto, a cui si è aggiunto, più di recente, un incremento rilevante delle spese accessorie come utenze e oneri condominiali.

Acquistare una casa a Milano è oggi una delle operazioni relativamente più onerose in Italia. L’andamento del mercato immobiliare cittadino ha spesso seguito una traiettoria opposta rispetto al resto del Paese, registrando una crescita costante dei valori. Tra il 2014 e il 2023 i prezzi sono aumentati del 49%, mentre altrove si sono alternate fasi di rialzo e di calo, tanto che il valore medio delle abitazioni a livello nazionale è tornato a quello del 2017.

Nel 2010 il costo medio a Milano era di 4.055 euro al metro quadrato; oggi, secondo i principali portali di annunci immobiliari, oscilla tra i 5.100 e i 5.500 euro. La dinamica coinvolge anche l’area metropolitana: a Cernusco sul Naviglio si è passati da 2.500 euro al mq nel 2017 a 3.500 nel 2025; a Casorezzo da poco più di 1.400 a 1.900; a Cornaredo da 1.800 a 2.300; a Buccinasco da 2.300 a 3.000.

Se i prezzi delle case corrono, non sono da meno quelli delle locazioni. Nel gennaio 2017 l’affitto medio al metro quadrato era di 16 euro, oggi è oltre 23 euro al mq. 

Uno studio del maggio 2025 di Immobiliare.it, che confronta il budget allocabile per l’affitto – calcolato come massimo il 30% del reddito medio netto individuale – con il canone medio richiesto per un bilocale, mostra un divario a Milano di circa il 79%. Un milanese può destinare in media quasi 700 euro all’affitto, la cifra più alta d’Italia, ma sufficiente per accedere soltanto allo 0,7% degli annunci disponibili. Il canone medio per un bilocale è tra i più elevati del Paese (1.243 euro) ed è coperto per pochi euro soltanto dal budget di una coppia (1.252 euro).

L’attuale scenario del mercato immobiliare di medio livello presenta una frammentazione eccessiva, con una mancanza di soggetti in grado di esercitare un’influenza significativa o di definire una tendenza rilevante nei suoi diversi segmenti. Questa economia è caratterizzata dall’assenza di molti operatori di medie dimensioni dotati di una solida struttura organizzativa e da una marcata parcellizzazione dell’offerta.

Il quadro si aggrava se si considerano i casi di locazioni in nero o il mercato rivolto agli studenti dei più di venti atenei e istituti di alta formazione presenti in città, frequentati complessivamente da circa 260 mila giovani provenienti da tutta Italia, oltre che da Milano.

Tutto questo a fronte del fatto che a Milano vi sono ampie fasce della popolazione che necessitano di una abitazione in modo stabile, soprattutto in assenza delle condizioni economiche per l’acquisto. 

Sono sempre meno, infatti, le fasce di popolazione milanese che possono accedere alla proprietà in tempistiche ragionevoli, sia a causa degli elevati costi, sia a causa degli scarsi stipendi.

Non parliamo, quindi, necessariamente delle fasce della popolazione in una condizione di necessità urgente, ma anche di quelle persone (spesso giovani), che si ritrovano nella condizione di non avere accesso all’abitare se non a costi proibitivi. 

A Milano, i proprietari di casa sono oltre 600 mila, in maggioranza appartenenti a fasce della popolazione più anziana. Possiamo immaginare che un’eventuale vendita di una casa da parte loro possa corrispondere alla necessità di acquistare una nuova abitazione per sé e magari di sopperire alle esigenze abitative dei figli, i quali (come già detto) spesso non dispongono delle risorse economiche per farvi fronte autonomamente. Infatti, spesso la casa costituisce la base della ricchezza di un patrimonio familiare che passa dai genitori ai figli. 

Secondo questo schema, le generazioni successive avranno – per la maggior parte – come orizzonte principale la difesa della ricchezza familiare ottenuta piuttosto che la sua espansione. 

È altresì imperativo interrogarsi se l’attuale compagine dei proprietari immobiliari milanesi disponga della necessaria liquidità – o della capacità di accedervi tramite strumenti finanziari – per sostenere gli ingenti investimenti prospettati dalla complessa sfida della transizione ecologica, che prevederà con ogni probabilità, adeguamenti strutturali e tecnologici significativi del patrimonio edilizio esistente.

In aggiunta va considerato anche il quadro del sovraindebitamento cittadino, denunciato dal Centro Studi Caladara, che restituisce una prospettiva della Città non rosea e che suggerisce una necessità per molte cittadine e cittadini di reperire risorse al fine di mantenere il proprio stile di vita. Una tendenza che potrebbe spiegare anche la crescita del mercato della nuda proprietà a Milano.

Ad aggravare il quadro, sulla spinta del fenomeno degli affitti brevi e complice l’incremento del valore degli immobili al metro quadro, si osserva una crescente tendenza all’acquisto di proprietà da parte di non residenti. Tale fenomeno, di natura speculativa, pur potendo generare un beneficio immediato per le parti coinvolte, sta innescando dinamiche analoghe a quelle già riscontrate in centri storici di altre città italiane e città d’arte.

Data la situazione è necessario che il Comune torni ad interessarsi ad un tema importante come la casa, immaginando però le proprie politiche non come orientate verso un bene come oggi, ma piuttosto guardando all’abitare come un servizio.  In questa direzione, oltre alle politiche comunali, occorre anche allargare lo sguardo. 

Prima di tutto smettendo di considerare la realtà abitativa milanese come una questione limitata al territorio del Comune di Milano, ma pensandola insieme al territorio della Città Metropolitana. Allargando ancora di più la prospettiva, immaginiamo anche un Comune di Milano che torni a svolgere un ruolo politico attivo sul piano nazionale,

Proposte

Intervento diretto nel mercato della somministrazione del cibo

Il Comune dovrebbe intervenire direttamente con un progetto sostenibile dal punto di vista economico che gli consenta di somministrare alimenti senza necessariamente elevare i costi al massimo del profitto speculativo. Milano Ristorazione potrebbe aprirsi al servizio diretto alla Città realizzando delle tavole calde, realtà che offrono pasti pronti e piatti caldi, cucinati in loco o riscaldati, che sono già diffusissime in altre città come Roma e Bergamo. Un’iniziativa economica che preveda l’apertura di 9 Tavole Calde, una per ogni Zona, con capacità di centinaia di posti a sedere, potrebbe fornire un’alternativa valida ed economicamente più accessibile a tutti i cittadini.

Il finanziamento di questa impresa avverrebbe attraverso il conferimento alla società, da parte del Comune, di locali e immobili che essa utilizzerebbe ai fini delle proprie attività economiche per limitare notevolmente i costi dell’impresa.Gli effetti sul mercato sarebbero inevitabilmente positivi per il consumatore, poiché la concorrenza di un soggetto che non persegue uno scopo speculativo, ma piuttosto uno scopo sociale (quello di garantire l’accesso al cibo salutare), porterebbe anche altri soggetti a contenere i propri costi e a offrire un servizio economicamente più accessibile.Non solo, la presenza di un soggetto di questo tipo nel mercato consentirebbe anche di agire direttamente su una serie di tematiche politiche accessorie e collegate, come la realizzazione di politiche alimentari sostenibili e salutari oppure l’attuazione di altre politiche riguardanti fenomeni specifici e a favore di alcune categorie di persone.Una di queste potrebbe essere il contrasto all’evasione fiscale e alla locazione irregolare. Immaginiamo, ad esempio, che il Comune di Milano, attraverso Milano Ristorazione, garantisca agli studenti fuori sede un certo considerevole numero di pasti gratuiti all’anno e ponga come unici requisiti d’accesso l’iscrizione a un’Università/Centri e Istituti di Alta Formazione e la registrazione di un contratto di locazione. L’effetto immediato di una politica di questo tipo sarebbe la tendenza dei locatari alla stipula di contratti regolari per poter accedere all’agevolazione oppure l’influenza al ribasso dei prezzi di locazione in nero. Inoltre, attraverso un sistema di affiliazione e fidelizzazione, inoltre, Milano Ristorazioni potrebbe garantirsi un’utenza fissa stipulando accordi con tutte quelle realtà lavorative che non offrono un servizio mensa ai propri dipendenti o collaboratori. 

Intervento diretto nel mercato della somministrazione del cibo

Il Comune dovrebbe intervenire direttamente con un progetto sostenibile dal punto di vista economico che gli consenta di somministrare alimenti senza necessariamente elevare i costi al massimo del profitto speculativo. Milano Ristorazione potrebbe aprirsi al servizio diretto alla Città realizzando delle tavole calde, realtà che offrono pasti pronti e piatti caldi, cucinati in loco o riscaldati, che sono già diffusissime in altre città come Roma e Bergamo. Un’iniziativa economica che preveda l’apertura di 9 Tavole Calde, una per ogni Zona, con capacità di centinaia di posti a sedere, potrebbe fornire un’alternativa valida ed economicamente più accessibile a tutti i cittadini.

Il finanziamento di questa impresa avverrebbe attraverso il conferimento alla società, da parte del Comune, di locali e immobili che essa utilizzerebbe ai fini delle proprie attività economiche per limitare notevolmente i costi dell’impresa.Gli effetti sul mercato sarebbero inevitabilmente positivi per il consumatore, poiché la concorrenza di un soggetto che non persegue uno scopo speculativo, ma piuttosto uno scopo sociale (quello di garantire l’accesso al cibo salutare), porterebbe anche altri soggetti a contenere i propri costi e a offrire un servizio economicamente più accessibile.Non solo, la presenza di un soggetto di questo tipo nel mercato consentirebbe anche di agire direttamente su una serie di tematiche politiche accessorie e collegate, come la realizzazione di politiche alimentari sostenibili e salutari oppure l’attuazione di altre politiche riguardanti fenomeni specifici e a favore di alcune categorie di persone.Una di queste potrebbe essere il contrasto all’evasione fiscale e alla locazione irregolare. Immaginiamo, ad esempio, che il Comune di Milano, attraverso Milano Ristorazione, garantisca agli studenti fuori sede un certo considerevole numero di pasti gratuiti all’anno e ponga come unici requisiti d’accesso l’iscrizione a un’Università/Centri e Istituti di Alta Formazione e la registrazione di un contratto di locazione. L’effetto immediato di una politica di questo tipo sarebbe la tendenza dei locatari alla stipula di contratti regolari per poter accedere all’agevolazione oppure l’influenza al ribasso dei prezzi di locazione in nero. Inoltre, attraverso un sistema di affiliazione e fidelizzazione, inoltre, Milano Ristorazioni potrebbe garantirsi un’utenza fissa stipulando accordi con tutte quelle realtà lavorative che non offrono un servizio mensa ai propri dipendenti o collaboratori. 

Intervento diretto nel mercato della somministrazione del cibo

Il Comune dovrebbe intervenire direttamente con un progetto sostenibile dal punto di vista economico che gli consenta di somministrare alimenti senza necessariamente elevare i costi al massimo del profitto speculativo. Milano Ristorazione potrebbe aprirsi al servizio diretto alla Città realizzando delle tavole calde, realtà che offrono pasti pronti e piatti caldi, cucinati in loco o riscaldati, che sono già diffusissime in altre città come Roma e Bergamo. Un’iniziativa economica che preveda l’apertura di 9 Tavole Calde, una per ogni Zona, con capacità di centinaia di posti a sedere, potrebbe fornire un’alternativa valida ed economicamente più accessibile a tutti i cittadini.

Il finanziamento di questa impresa avverrebbe attraverso il conferimento alla società, da parte del Comune, di locali e immobili che essa utilizzerebbe ai fini delle proprie attività economiche per limitare notevolmente i costi dell’impresa.Gli effetti sul mercato sarebbero inevitabilmente positivi per il consumatore, poiché la concorrenza di un soggetto che non persegue uno scopo speculativo, ma piuttosto uno scopo sociale (quello di garantire l’accesso al cibo salutare), porterebbe anche altri soggetti a contenere i propri costi e a offrire un servizio economicamente più accessibile.Non solo, la presenza di un soggetto di questo tipo nel mercato consentirebbe anche di agire direttamente su una serie di tematiche politiche accessorie e collegate, come la realizzazione di politiche alimentari sostenibili e salutari oppure l’attuazione di altre politiche riguardanti fenomeni specifici e a favore di alcune categorie di persone.Una di queste potrebbe essere il contrasto all’evasione fiscale e alla locazione irregolare. Immaginiamo, ad esempio, che il Comune di Milano, attraverso Milano Ristorazione, garantisca agli studenti fuori sede un certo considerevole numero di pasti gratuiti all’anno e ponga come unici requisiti d’accesso l’iscrizione a un’Università/Centri e Istituti di Alta Formazione e la registrazione di un contratto di locazione. L’effetto immediato di una politica di questo tipo sarebbe la tendenza dei locatari alla stipula di contratti regolari per poter accedere all’agevolazione oppure l’influenza al ribasso dei prezzi di locazione in nero. Inoltre, attraverso un sistema di affiliazione e fidelizzazione, inoltre, Milano Ristorazioni potrebbe garantirsi un’utenza fissa stipulando accordi con tutte quelle realtà lavorative che non offrono un servizio mensa ai propri dipendenti o collaboratori. 

Interventi diretti nel mercato degli Immobili

Il Comune di Milano dovrebbe implementare una leva economica atta a orientare il mercato dell’Abitare, o quantomeno definire uno strumento capace di esercitare una condizionalità significativa, individuando nuovi metodi finalizzati a prevenire la genesi di nuove distorsioni e dinamiche speculative e escludendo e rinnovando le vecchie pratiche (ad esempio, registrando il sostanziale fallimento degli interventi come quello dell’equo canone) Il contesto attuale e la necessità di fornire la casa come un servizio essenziale e favorire l’edilizia convenzionata e l’housing sociale, anche a discapito delle quote di mercato privato.

Seguendo alcune delle proposte già presenti nel dibattito tra gli operatori del settore come: Unificare le gestioni di case popolari di Comune di Milano e Aler sul territorio, chiedendo l’adesione volontaria di altri Enti pubblici (i comuni della Città Metropolitana con patrimonio residenziale ERP, il PAT/Golgi Redaelli e altri) alla nuova società, per avere sul territorio della città metropolitana di Milano un unico gestore, con gli stessi criteri di assegnazione e “liberazione alloggi alla perdita dei requisiti”; Un’agenzia che fornisca alle banche le garanzie per le necessarie spese iniziali delle cooperative edificatrici, come il costo del terreno edificabile e i costi procedurali ed esecutivi della eventuale bonifica fino al permesso di costruire; Un Piano per gli alloggi temporanei per gli studenti fuori sede, da inserire nel Piano dei Servizi del PGT a livello di Città metropolitana di Milano, che risponda in modo sistematico alla domanda di servizi specifici della categoria (alloggio con servizi collettivi); Un piano per gli “alloggi protetti”: locali doppi per persone sole con fragilità permanente o momentanea (sfrattati, vedovi, divorziati, anziani…) e con i servizi in comune di cucina, lavanderia, stireria ecc.; questa tipologia di appartamento può rispondere anche in modo permanente se inseriti in contesti sociali e territoriali assistiti dai servizi sociali comunali.

Interventi diretti nel mercato degli Immobili

Il Comune di Milano dovrebbe implementare una leva economica atta a orientare il mercato dell’Abitare, o quantomeno definire uno strumento capace di esercitare una condizionalità significativa, individuando nuovi metodi finalizzati a prevenire la genesi di nuove distorsioni e dinamiche speculative e escludendo e rinnovando le vecchie pratiche (ad esempio, registrando il sostanziale fallimento degli interventi come quello dell’equo canone) Il contesto attuale e la necessità di fornire la casa come un servizio essenziale e favorire l’edilizia convenzionata e l’housing sociale, anche a discapito delle quote di mercato privato.

Seguendo alcune delle proposte già presenti nel dibattito tra gli operatori del settore come: Unificare le gestioni di case popolari di Comune di Milano e Aler sul territorio, chiedendo l’adesione volontaria di altri Enti pubblici (i comuni della Città Metropolitana con patrimonio residenziale ERP, il PAT/Golgi Redaelli e altri) alla nuova società, per avere sul territorio della città metropolitana di Milano un unico gestore, con gli stessi criteri di assegnazione e “liberazione alloggi alla perdita dei requisiti”; Un’agenzia che fornisca alle banche le garanzie per le necessarie spese iniziali delle cooperative edificatrici, come il costo del terreno edificabile e i costi procedurali ed esecutivi della eventuale bonifica fino al permesso di costruire; Un Piano per gli alloggi temporanei per gli studenti fuori sede, da inserire nel Piano dei Servizi del PGT a livello di Città metropolitana di Milano, che risponda in modo sistematico alla domanda di servizi specifici della categoria (alloggio con servizi collettivi); Un piano per gli “alloggi protetti”: locali doppi per persone sole con fragilità permanente o momentanea (sfrattati, vedovi, divorziati, anziani…) e con i servizi in comune di cucina, lavanderia, stireria ecc.; questa tipologia di appartamento può rispondere anche in modo permanente se inseriti in contesti sociali e territoriali assistiti dai servizi sociali comunali.

Interventi diretti nel mercato degli Immobili

Il Comune di Milano dovrebbe implementare una leva economica atta a orientare il mercato dell’Abitare, o quantomeno definire uno strumento capace di esercitare una condizionalità significativa, individuando nuovi metodi finalizzati a prevenire la genesi di nuove distorsioni e dinamiche speculative e escludendo e rinnovando le vecchie pratiche (ad esempio, registrando il sostanziale fallimento degli interventi come quello dell’equo canone) Il contesto attuale e la necessità di fornire la casa come un servizio essenziale e favorire l’edilizia convenzionata e l’housing sociale, anche a discapito delle quote di mercato privato.

Seguendo alcune delle proposte già presenti nel dibattito tra gli operatori del settore come: Unificare le gestioni di case popolari di Comune di Milano e Aler sul territorio, chiedendo l’adesione volontaria di altri Enti pubblici (i comuni della Città Metropolitana con patrimonio residenziale ERP, il PAT/Golgi Redaelli e altri) alla nuova società, per avere sul territorio della città metropolitana di Milano un unico gestore, con gli stessi criteri di assegnazione e “liberazione alloggi alla perdita dei requisiti”; Un’agenzia che fornisca alle banche le garanzie per le necessarie spese iniziali delle cooperative edificatrici, come il costo del terreno edificabile e i costi procedurali ed esecutivi della eventuale bonifica fino al permesso di costruire; Un Piano per gli alloggi temporanei per gli studenti fuori sede, da inserire nel Piano dei Servizi del PGT a livello di Città metropolitana di Milano, che risponda in modo sistematico alla domanda di servizi specifici della categoria (alloggio con servizi collettivi); Un piano per gli “alloggi protetti”: locali doppi per persone sole con fragilità permanente o momentanea (sfrattati, vedovi, divorziati, anziani…) e con i servizi in comune di cucina, lavanderia, stireria ecc.; questa tipologia di appartamento può rispondere anche in modo permanente se inseriti in contesti sociali e territoriali assistiti dai servizi sociali comunali.

Una società di investimento immobiliare comunale

Si propone la costituzione di una società immobiliare comunale. A tale entità dovrebbe essere conferito il considerevole patrimonio immobiliare di proprietà del Comune, delle sue partecipate e di enti quali il Pio Albergo Trivulzio.

Si propone, pertanto, una netta inversione di tendenza rispetto alla politica di continue dismissioni immobiliari che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni (spesso in seguito a episodi di gestione irregolare degli affitti), implementata dal Comune di Milano anche in ottemperanza alla legislazione nazionale. Attraverso tale approccio, il Comune di Milano sancirebbe che gli immobili e le aree urbane costituiscono un patrimonio sociale stabile e inalienabile della collettività. La creazione di un soggetto unitario, capace di acquisire quote di mercato significative e di immettere sul mercato immobili in locazione a un prezzo competitivo e non speculativo, potrebbe esercitare un effetto stabilizzante sia sui prezzi di compravendita che, in modo particolare, sul mercato delle locazioni. Parallelamente, tale strumento consentirebbe al Comune di implementare direttamente e in via prioritaria interventi di rigenerazione urbana ed efficientamento energetico, azioni imprescindibili che produrrebbero un impatto significativo sulla riduzione dell’inquinamento cittadino.

Una società di investimento immobiliare comunale

Si propone la costituzione di una società immobiliare comunale. A tale entità dovrebbe essere conferito il considerevole patrimonio immobiliare di proprietà del Comune, delle sue partecipate e di enti quali il Pio Albergo Trivulzio.

Si propone, pertanto, una netta inversione di tendenza rispetto alla politica di continue dismissioni immobiliari che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni (spesso in seguito a episodi di gestione irregolare degli affitti), implementata dal Comune di Milano anche in ottemperanza alla legislazione nazionale. Attraverso tale approccio, il Comune di Milano sancirebbe che gli immobili e le aree urbane costituiscono un patrimonio sociale stabile e inalienabile della collettività. La creazione di un soggetto unitario, capace di acquisire quote di mercato significative e di immettere sul mercato immobili in locazione a un prezzo competitivo e non speculativo, potrebbe esercitare un effetto stabilizzante sia sui prezzi di compravendita che, in modo particolare, sul mercato delle locazioni. Parallelamente, tale strumento consentirebbe al Comune di implementare direttamente e in via prioritaria interventi di rigenerazione urbana ed efficientamento energetico, azioni imprescindibili che produrrebbero un impatto significativo sulla riduzione dell’inquinamento cittadino.

Una società di investimento immobiliare comunale

Si propone la costituzione di una società immobiliare comunale. A tale entità dovrebbe essere conferito il considerevole patrimonio immobiliare di proprietà del Comune, delle sue partecipate e di enti quali il Pio Albergo Trivulzio.

Si propone, pertanto, una netta inversione di tendenza rispetto alla politica di continue dismissioni immobiliari che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni (spesso in seguito a episodi di gestione irregolare degli affitti), implementata dal Comune di Milano anche in ottemperanza alla legislazione nazionale. Attraverso tale approccio, il Comune di Milano sancirebbe che gli immobili e le aree urbane costituiscono un patrimonio sociale stabile e inalienabile della collettività. La creazione di un soggetto unitario, capace di acquisire quote di mercato significative e di immettere sul mercato immobili in locazione a un prezzo competitivo e non speculativo, potrebbe esercitare un effetto stabilizzante sia sui prezzi di compravendita che, in modo particolare, sul mercato delle locazioni. Parallelamente, tale strumento consentirebbe al Comune di implementare direttamente e in via prioritaria interventi di rigenerazione urbana ed efficientamento energetico, azioni imprescindibili che produrrebbero un impatto significativo sulla riduzione dell’inquinamento cittadino.

Fondo permanente per l’acquisto strategico della proprietà

In un contesto in cui il mercato immobiliare è fortemente in tensione, con effetti negativi non solo sulle fasce più fragili ma anche su ampi settori del ceto medio e dei giovani lavoratori, il Comune può giocare un ruolo diretto e strutturale attraverso un piano di acquisto, costruzione e gestione di patrimonio abitativo pubblico.

Il modello di Vienna, ad esempio, dimostra come un vasto patrimonio di edilizia pubblica e a canone calmierato (le Gemeindebauten e le case delle cooperative a profitto limitato) agisca da regolatore del mercato, garantendo l’accesso alla casa a larghe fasce della popolazione. Milano potrebbe istituire un fondo permanente per l’acquisto strategico di immobili esistenti  — in particolare nelle aree in via di sviluppo —, delle nuede proprietà e per la costruzione di nuove unità abitative da destinare esclusivamente all’affitto a lungo termine con canone calmierato. Una parte di questi alloggi dovrebbe essere riservata a specifiche categorie, come giovani coppie, studenti fuori sede, famiglie monoparentali e lavoratori dei servizi essenziali (ATM, ad esempio). La gestione dovrebbe avvenire attraverso un ente dedicato, con criteri di assegnazione trasparenti e un’attenzione particolare alla qualità architettonica e alla sostenibilità ambientale.

Fondo permanente per l’acquisto strategico della proprietà

In un contesto in cui il mercato immobiliare è fortemente in tensione, con effetti negativi non solo sulle fasce più fragili ma anche su ampi settori del ceto medio e dei giovani lavoratori, il Comune può giocare un ruolo diretto e strutturale attraverso un piano di acquisto, costruzione e gestione di patrimonio abitativo pubblico.

Il modello di Vienna, ad esempio, dimostra come un vasto patrimonio di edilizia pubblica e a canone calmierato (le Gemeindebauten e le case delle cooperative a profitto limitato) agisca da regolatore del mercato, garantendo l’accesso alla casa a larghe fasce della popolazione. Milano potrebbe istituire un fondo permanente per l’acquisto strategico di immobili esistenti  — in particolare nelle aree in via di sviluppo —, delle nuede proprietà e per la costruzione di nuove unità abitative da destinare esclusivamente all’affitto a lungo termine con canone calmierato. Una parte di questi alloggi dovrebbe essere riservata a specifiche categorie, come giovani coppie, studenti fuori sede, famiglie monoparentali e lavoratori dei servizi essenziali (ATM, ad esempio). La gestione dovrebbe avvenire attraverso un ente dedicato, con criteri di assegnazione trasparenti e un’attenzione particolare alla qualità architettonica e alla sostenibilità ambientale.

Fondo permanente per l’acquisto strategico della proprietà

In un contesto in cui il mercato immobiliare è fortemente in tensione, con effetti negativi non solo sulle fasce più fragili ma anche su ampi settori del ceto medio e dei giovani lavoratori, il Comune può giocare un ruolo diretto e strutturale attraverso un piano di acquisto, costruzione e gestione di patrimonio abitativo pubblico.

Il modello di Vienna, ad esempio, dimostra come un vasto patrimonio di edilizia pubblica e a canone calmierato (le Gemeindebauten e le case delle cooperative a profitto limitato) agisca da regolatore del mercato, garantendo l’accesso alla casa a larghe fasce della popolazione. Milano potrebbe istituire un fondo permanente per l’acquisto strategico di immobili esistenti  — in particolare nelle aree in via di sviluppo —, delle nuede proprietà e per la costruzione di nuove unità abitative da destinare esclusivamente all’affitto a lungo termine con canone calmierato. Una parte di questi alloggi dovrebbe essere riservata a specifiche categorie, come giovani coppie, studenti fuori sede, famiglie monoparentali e lavoratori dei servizi essenziali (ATM, ad esempio). La gestione dovrebbe avvenire attraverso un ente dedicato, con criteri di assegnazione trasparenti e un’attenzione particolare alla qualità architettonica e alla sostenibilità ambientale.

Abstract gradient design featuring smooth transitions from dark gray to black.

Una posizione da cui ripartire a Milano

Abstract gradient design featuring smooth transitions from dark gray to black.

Una posizione da cui ripartire a Milano

Abstract gradient design featuring smooth transitions from dark gray to black.

Una posizione da cui ripartire a Milano